Oggi più che mai, l’agricoltura ha bisogno di nuove energie, ma c’è un problema: solo il 12% degli agricoltori europei ha meno di 40 anni, mentre l’età media è di 57 anni. Se non troviamo il modo di rendere questo settore più attraente per le nuove generazioni, tra vent’ anni chi coltiverà le nostre terre? Chi garantirà la nostra indipendenza alimentare?
La soluzione non è semplice, ma esistono diverse strade per invertire la rotta e creare un’agricoltura moderna, innovativa e sostenibile che possa attirare i giovani.
Per prima cosa, dobbiamo investire in formazione e istruzione su misura, partendo già dalla tenera età. L’educazione all’agricoltura dovrebbe iniziare nelle scuole dell’infanzia e primarie, con progetti innovativi che avvicinino i bambini alla terra, insegnando loro il valore del cibo, della sostenibilità e della natura attraverso attività pratiche e coinvolgenti, alcune delle quali sono già messe in pratica in diverse realtà scolastiche. Ad esempio, si potrebbero creare orti scolastici gestiti direttamente dai bambini, dove imparano a seminare, coltivare e raccogliere i prodotti, sviluppando una consapevolezza concreta sul ciclo della natura e sull’importanza della biodiversità. Anche le fattorie didattiche possono offrire esperienze immersive, permettendo ai più piccoli di conoscere gli animali da allevamento, le colture e le tecniche agricole in un ambiente stimolante e interattivo. Infine l’uso di strumenti tecnologici, come app educative o laboratori con sensori per monitorare la crescita delle piante, potrebbe rendere l’apprendimento più coinvolgente e allineato con le nuove generazioni. Questa sensibilizzazione precoce può generare maggiore interesse e consapevolezza, ponendo le basi per futuri percorsi scolastici e professionali nel settore agricolo.
L’agricoltura di oggi non è più solo fatica e sudore nei campi: le nuove tecnologie stanno rivoluzionando il settore, e servono giovani preparati per sfruttarle al meglio. È necessario creare percorsi scolastici e universitari che uniscano agricoltura, tecnologia e gestione d’impresa, incentivare stage e tirocini nelle aziende agricole innovative e offrire corsi di formazione continua per chi vuole entrare nel settore anche senza esperienza pregressa.
Un altro ostacolo importante è l’accesso alla terra e ai finanziamenti. Molti giovani vorrebbero fare gli agricoltori, ma si scontrano con difficoltà economiche insormontabili. Servono incentivi statali per l’acquisto o l’affitto di terreni a condizioni agevolate, oltre a fondi dedicati ai giovani agricoltori per investire in tecnologia e sostenibilità. Promuovere modelli innovativi come le cooperative agricole giovanili e le startup agroalimentari può essere un’ottima soluzione per rendere più accessibile questo settore.
L’innovazione e la sostenibilità devono diventare il nuovo volto dell’agricoltura. L’agricoltura 4.0, con l’uso di droni, sensori e intelligenza artificiale, sta cambiando il modo di coltivare e rappresenta una grande opportunità per i giovani. Sostenibilità e biologico non devono essere solo slogan: molti ragazzi vogliono lavorare in un settore che rispetti l’ambiente e sia economicamente redditizio. Il mercato del cibo di qualità è in crescita, e bisogna creare più spazi per i giovani produttori nelle filiere corte, nei mercati locali e nell’export.
Infine, è fondamentale migliorare la qualità della vita nelle aree rurali. Un grande ostacolo per i giovani è la percezione che lavorare in campagna significhi isolamento e sacrifici. È essenziale investire nelle infrastrutture, garantendo internet veloce, trasporti, servizi sanitari ed educativi accessibili anche nelle zone rurali. Incentivare la creazione di comunità agricole giovani, con spazi condivisi, coworking e servizi dedicati, può aiutare a rendere la vita in campagna più dinamica e stimolante. Anche il turismo rurale e le esperienze immersive possono contribuire a far conoscere meglio questo mondo ai giovani e a renderlo più attraente.
L’agricoltura non è il passato, è il futuro! Serve un cambio di mentalità: dobbiamo smettere di vederla solo come un lavoro di fatica e iniziare a raccontarla per quello che è davvero oggi e, soprattutto, quello che può diventare domani.